Il rock scivola via in un albergo di Siviglia

A volte i sogni si avverano, anche se non sempre è bello che sia così.

Da bravo adolescente (ho 19 anni, scusate se è poco), uno dei miei sogni è (era, ormai) quello di incontrare Liam Gallagher degli Oasis. Spirito ribelle, rock star d’altri tempi, Beatles mancato per colpa di pochi decenni, incarna quello che io (come mille miliardi di altri voi) ho sempre voluto essere. E la voglia di incontrarlo, magari guardandolo sfacciatamente negli occhi, era più alta di quella di vincere la lotteria. E l’ho incontrato davvero. E sarebbe stato meglio vincere la lotteria.
Sono (siamo) in un albergo di Siviglia, io per vacanze e lui per lavoro (e quindi anche lui per vacanze). Il momento è quello della prima colazione, intorno alle 9 di mattina. La prima reazione alla sua vista è diversa e va da un semplice risveglio-shock all’estasi da vittoria della Champion’s league, passando per fasi quali le apparizioni dei vari santi del calendario.

Recuperato un minimo di sobrietà e verginità mentale, inizio a notare (o meglio memorizzare) ogni minimo suo gesto nella speranza di vedere un atteggiamento da dura e vera rock-star. Dai, penso, ordina birra e salsicce e tira il coltello addosso al cameriere. Dai, incito dentro di me, rovescia il tavolino e salta sulle poltrone, rutta e mandaci tutti a quel paese. Dai, dai fuoco alla stanza. Dai, sniffa un pò di zucchero.
Ed invece, delusione, attentato, orribile, è una persona gentile ed educata.
In quella sala di quell’albergo di Siviglia, il mondo mi cade addosso.
Il rock è morto. Niente più sogni crudeli. Niente piú auto-distruzione. Niente piú sudiciume. Che tristezza.
Faccio un ultimo tentativo, mi avvicino per chiedergli un autografo con in realtá la speranza che mi picchi, ma lui firma e addirittura mi sorride. E mi saluta, stringe la mano e non si rende conto peró che una lacrima di dolore mi scorre giú dagli occhi.

Hotel Becquer

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